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VerdiTerre

Pillole di Monococco

LA STORIA E LE ORIGINI DEL GRANO MONOCOCCO
La coltivazione e la domesticazione delle specie vegetali, tra cui il grano monococco (T. monococcum ssp.
monococcum) ha consentito all'uomo di passare da una vita nomade ad una vita stanziale e, in questo modo la
possibilità che all'interno dei primi gruppi di uomini stanziali non tutti dovessero dedicarsi al procacciamento di
cibo, ponendo così le basi per la nascita delle società. Coltivazione e domesticazione non rappresentano la stessa
cosa: mentre la coltivazione può avvenire sia per specie selvatiche sia per specie domesticate, e quindi non
implica un’attività di selezione dell'uomo all'interno delle specie (Salamini et al., 2002), la “sindrome della
domesticazione” è la fissazione di caratteri che distinguono la pianta coltivata dai suoi ancestrali selvatici
(Salamini et al., 2002; Fuller, 2007 ; Harlan & De Wet,1973; Zohary & Hopf, 2000). La domesticazione, che è
originata in parte dalla selezione dell'uomo e in parte dal modo in cui le piante vengono coltivate e raccolte, si
articola in 7 componenti (Jones & Brown, 2007; Fuller, 2007; Brown et al., 2008):
1. perdita della dispersione dei semi, dovuta all'acquisizione del carattere “rachide duro”. E' questo il carattere più
importante, che segna il legame della coltura con l'uomo. Per l'agricoltore significa avere una resa maggiore alla
raccolta.
2. perdita delle strutture di dispersione, come capelli ed uncini, che rendono possibile la dispersione da parte di
vento ed animali.
3. aumento della dimensione del seme.
4. perdita di sensibilità agli stimoli ambientali per la germinazione e la fioritura. In questo caso significa che i
semi germinano non appena seminati.
5. sincronia nel riempimento e nella maturazione .
6. habitus di crescita più compatto.
7. miglioramento dei caratteri qualitativi.
Questo è proprio quello che è successo con T. monococcum, che è stato il primo cereale domesticato dall'uomo
(Salamini et al. 2002). Il suo progenitore selvatico, T. monococcum ssp aegilopoides (o T. boeoticum) cresce
ancora oggi nelle zone centrali della Mezzaluna fertile. Semi di T. monococcum ssp. aegilopoides, risalenti al
Neolitico (12.500 anni fa) sono stati trovati assieme a semi rotondi di T. monococcum risalenti a 10.500 anni fa,
per cui questa scoperta rappresenterebbe un chiaro indizio di domesticazione del cereale (Salamini et al., 2002). Il
sito preciso di domesticazione del grano monococco, identificato grazie all'analisi di 288 marcatori di loci AFLP
in grano monococco coltivato e selvatico, si trova nella zona sud-est della Turchia, nelle montagne del Karcadag.
Lì, come confermato anche da altri studi (Nesbitt & Samuel), le somiglianze fra le popolazioni domesticate e
selvatiche si sono rivelate maggiori. Tuttavia, secondo altri studi, le montagne del Karcadag rappresenterebbero il
luogo di origine, mentre vi sarebbero scenari multipli di domesticazione, cioè la domesticazione è avvenuta in più
centri contemporaneamente e nelle vicinanze del luogo di origine (Allaby & Brown, 2004).
Inoltre, la domesticazione ha coinciso con lo sviluppo di società strutturate e con un’importante crescita
demografica (Brown et al., 2008). Essendo il grano monococco il primo cereale domesticato, la sua storia si
intreccia con la nascita delle prime comunità stanziali. Purtroppo questo forte connubio tra società umana e grano
monococco si è interrotto nel tempo
La coltivazione del grano monococco è stata largamente diffusa per quasi 6000 anni.
Il grano monococco era sicuramente coltivato nelle vallate alpine dell'Italia almeno fino al 3000 a.C. e
rappresentava un componente sostanziale della dieta dell'uomo del tempo. Questo è emerso anche grazie al
ritrovamento di Ötzi, l'”uomo dei ghiacci”, il cui cadavere è stato ritrovato perfettamente conservato nel 

ghiacciaio del Similaun, in alta Val Senales, il 19 settembre 1991 e vissuto, secondo la datazione effettuata col
radiocarbonio 14, tra il 3550 e il 3300 a.C..
Al momento della morte Ötzi indossava una mantella di paglia di grano monococco, mentre all'interno
dell’intestino sono state trovate tracce di un prodotto sfarinato a base di grano monococco, segno che comunque
nella zona era coltivato (Pogna et al., 2009).
Oltre a ciò, lungo tutto l'arco alpino hanno avuto luogo numerosi ritrovamenti di resti di pani datati tra il 3500 e il
3000 a.C., tra cui alcuni proprio fatti con farina di grano monococco (Castelletti et al., 1992).
All’inizio dell'età del bronzo, (circa 1900 a.C.), tuttavia, la coltivazione del grano monococco, che per oltre 7000
anni era stato il cereale principale dell'alimentazione dell'uomo nell'ambiente mediterraneo, venne gradualmente
abbandonata. Al suo posto entrò il farro (T. turgidum ssp. dicoccum), che fu il cereale per eccellenza fino alla
seconda metà del XVI secolo, quando questo ruolo venne assunto dal frumento duro (T.turgidum ssp. durum) e
dal frumento tenero (T. aestivum). Il motivo principale fu la resa, che nel farro era superiore a quella del grano
monococco, sia a causa delle maggiori dimensioni delle cariossidi, sia per il fatto che, a parità di spighette per
spiga, nel farro i fiori fertili per spighetta sono due. Tuttavia, mentre la coltivazione del farro si è conservata fino
ai giorni nostri, la coltivazione del grano monococco si è persa quasi totalmente, anche se non è mai scomparsa
del tutto. Sebbene molti ritenessero questo cereale non più coltivato in Italia (Pantanelli, 1944; Ciferri &
Bonvicini, 1959; Angelini, 1965; Vallega, 1977), negli anni 80 sono stati raccolti campioni di T. monococcum in
Puglia ed in Campania (Perrino et al., 1982). Ulteriori studi hanno permesso di trovare semi di grano monococco
anche in Spagna, sebbene presenti come infestanti di altre colture (Perrino, 1988).